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Posted by Rosa Maria Puglisi on October 22, 2009
© Enrico Minasso – modica1608200825082008
Dal 23 al 30 novembre lo Spazio sotto l’ombrello presso la Scalinata Sligge di Ovada ospita la mostra collettiva “Passaggi e Paesaggi”, che presenta gli scatti di cinque autori mettendo a confronto altrettanti modi di intendere il Paesaggio.
Genere antico su cui da sempre si sono cimentati artisti, professionisti e amatori, il Paesaggio è ormai da tempo soggetto – come del resto tutta la fotografia – a svariati tentativi di ridefinizione, sembrando ormai del tutto logoro il concetto di “veduta” che ad esso si soleva collegare, poiché richiama inevitabilmente alla mente l’idea abusata di “cartolina”, luogo di un’immaginario precostituito, come già Luigi Ghirri aveva sottolineato con una rilettura concettuale, che minava alla base ogni presupposto realistico proprio in questa forma di fotografia, che – fra le altre – si potrebbe supporre più fedelmente documentaria.
Vittore Fossati, Mario Tinelli, Andrea Repetto, Enrico Minasso e Carlo Cichero, le cui diverse formazioni in questa mostra si esprimono liberamente in quello che appare un proficuo dialogo, sembrano precisare in primo luogo uno slittamento del Paesaggio da una dimensione più segnatamente naturale verso quella umana e persino mentale.
© Carlo Cichero – ognuno è solo su questa terra
Lo fanno in vari modi. Da quelli dove tale transito risulta quasi inavvertito, come in Tinelli, il quale volge il suo obiettivo ai segni del passaggio umano impressi nei campi; e come in Carlo Cichero, che mette in scena luoghi “da sogno” dove si aggirano – si direbbe un po’ spaesate – piccole figure non del tutto protagoniste di quegli spazi; a quelli più esibitamente antropizzati: le visioni urbane di Repetto, dove l’assenza dell’essere umano è ben più eloquente di una presenza, e gli sprazzi di luoghi più mentali (o forse “senti-mentali”) di Enrico Minasso, fatti di esperienze nelle quali il passaggio all’umano è già compiuto e sedimentato nella memoria. Più radicalmente in Fossati, la lettura del Paesaggio diviene meta-fotografica, attraverso il ritorno ad un apparente vedutismo di stampo classico, rivisitato – in maniera del tutto esibita – attraverso una “ricomposizione ideale” della realtà.
Diversi gli approcci e diversi gli esiti, ciò che accomuna i lavori di questi autori, pare essere il senso di un transito, di un “passaggio” appunto, dal fisico al mentale, dalla realtà al concetto.
Si tratta di un primo interessante incontro con la fotografia contemporanea per lo Spazio sotto l’ombrello, che prossimamente ospiterà il progetto Centro Studi sull’Immagine Contemporanea, diretto da Andrea Repetto: un progetto che prevede la costituzione di una collezione – e la divulgazione – di lavori di fotografi italiani, noti e meno noti, che non sempre riescono ad ottenere la meritata visibilità nei consueti circuiti.
Nell’ambito della mostra è, inoltre, prevista per venerdì 20 novembre alle ore 21 la presentazione del volume “Viaggio in un paesaggio terrestre” di Vittore Fossati e Giorgio Messori.
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© Mario Tinelli – osservazioni naturali
© Andrea Repetto – mes3marghera
© Vittore Fossati – Isola di Capri 2002
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Non sapevo di potere
Mostra di Vittorio Rebuffo
Piazza Cereseto, Ovada (AL)
dal 16/10 al 24/10
orari: 10.30-12.30 16.30-19.30
Vernissage 16/10, ore 18
I bambini spesso quando gli si chiede il motivo dei loro silenzi o di alcune loro azioni rispondono di “non sapere di potere”, ammissione onesta, timido riserbo che presto scompare.
Nell’età adulta si pensa invece di potere tutto, uniche restrizioni sono le causa esterne o la scarsa motivazione.
Tuttavia l’arrogante adulto spesso resta immobilizzato in una rete di inganni, di inconsce costrizioni, di false credenze… e persa la sincerità delle origini non si ammette la propria incapacità.
Spinti dalla paura del giudizio altrui, dal timore del pregiudizio, oppressi da una vuota tradizione o da un’impersonale moto rivoluzionario, si sostengono idee non proprie, ci si avvicina a pensieri alieni e si offre se stessi senza partecipazione.
Ci si rende conto tardi o in certi casi mai, che in molte situazioni non si sapeva di poter essere se stessi, di poter sostenere le proprie idee, di essere liberi.
E’ stata questa consapevolezza a creare le opere presentate, le quali cantano un inno alla libertà di scelta, al coraggio di sostenere le proprie posizioni, all’indipendenza mentale.
L’artista in un complesso dialogo tra Dio e l’Umanesimo ci offre innumerevoli interpretazioni, che vanno dalla scelta univoca alla spiegazione di un concetto attraverso l’altro sino alla conciliazione di entrambi.
Una riflessione imparziale che non invita alla possibilità di essere atei, religiosi o agnostici ma piuttosto alla consapevolezza di poterlo essere.
Francesco Rebuffo
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