OVADA JAZZ - I° Edizione: “I Jazzisti del Conte”

Venerdì 14 marzo 2008, alle ore 21, presso lo Spazio Sotto l’Ombrello di Scalinata Sligge, a Ovada, prende il via il festival

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con il seguente programma:
Venerdì 14 Marzo - Jimmy Villotti Quartet

Giovedì 20 Marzo - Manomanouche
Venerdì 28 Marzo - Marangolo Tavolazzi Bandini

I concerti si terranno presso lo
Spazio Sotto l’Ombrello

Scalinata Sligge, 10
OVADA (AL)

inizio concerti ore 21
ingresso 12 euro
abbonamento ai tre concerti 30 euro
prevendita presso I.A.T., Via Cairoli, Ovada

info: 333.4714506

Cliccando sull’immagine potete scaricare la locandina della manifestazione

COMUNICATO STAMPA

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La prima edizione di “Ovada Jazz” si svolgerà nei giorni 14, 20, 28 marzo ed è dedicata a musicisti che hanno lavorato o lavorano tuttora con Paolo Conte.
Militare nell’orchestra del cantautore astigiano è sempre stato e rimane un privilegio per qualunque musicista ma lo è soprattutto per quegli strumentisti che parallelamente alla collaborazione con i cantautori seguono un loro discorso personale legato al jazz.
Ciò è dovuto alla qualità della musica e alla possibilità di aver spazi che, seppur limitati, consentono ai jazzisti di esprimere le loro potenzialità.
Fatte le dovute proporzioni, per un jazzista italiano, suonare con Conte è come aver suonato con Duke Ellington per un americano.
La rassegna si chiama infatti “I jazzisti del Conte” e i tre concerti avverranno nello “Spazio Sotto l’Ombrello” in Scalinata Sligge a Ovada (AL). Si è preferita questa sede a un teatro o ad altro spazio per due motivi molto semplici. Il primo è dovuto a un proposito di convivialità e vicinanza fisica con i musicisti che permetterà al pubblico di conoscerli meglio e potersi intrattenere con loro dopo i concerti. Il secondo è dovuto alla rigorosa esigenza di ascoltare tre tipi differenti di stile jazzistico assolutamente in acustico senza l’ausilio di amplificazione, fatta eccezione, ovviamente, per gli strumenti elettrici.
Aprirà la rassegna il quartetto di Jimmy Villotti il 14 marzo.
Il chitarrista bolognese non ha certo bisogno di presentazioni. Oltre a infinite collaborazioni con parecchi esponenti della canzone d’autore è sempre stato ed è tuttora l’animatore della scena jazz del capoluogo emiliano, ha suonato con numerosi jazzisti americani e pochi sanno che negli anni settanta ha scritto la prima opera rock italiana “Giulio Cesare” rappresentata con successo al Palasport di Bologna.
Jimmy ha fatto parte della prima gloriosa orchestra di Paolo Conte che “espugnò” Parigi nel 1985, è rimasto con lui fino all’88 quando, decidendo di dedicarsi esclusivamente al jazz, preferì mettersi in proprio.
Ha pubblicato libri e, in veste di cantautore fuori dalle righe, ha registrato diversi lavori caratterizzati da un’ironia non comune.
Il quartetto “Manomanouche”, di scena il 20 marzo, comprende due musicisti che lavorano ancora oggi con Paolo Conte: il polistrumentista Max Pitzianti e il contrabbassista Jino Touche.
Il quartetto suona un jazz trascinante sullo stile di Django Reinhardt ed è attivo sulla scena italiana e straniera.
E’ interessante notare come Pitzianti e Touche, che subentrarono all’orchestra storica di Conte nel 1991, suonano ancora, e sono ben diciassette anni, con l’autore di “Via con me”. Questo la dice lunga sul loro valore.
Il 28 marzo chiuderanno la rassegna Ares Tavolazzi, Ellade Bandini e Antonio Marangolo, che il giornalista Curzio Maltese ha definito i “senatori a vita” della musica italiana.
Marangolo, che vive a Ovada da un anno e ha organizzato la rassegna, lavora con gli altri due musicisti da trentatrè anni. E’ stato solista di spicco e direttore artistico di Paolo Conte dall’82 al ‘90.
Una volta chiesero a Conte se non desiderasse sentire una voce femminile in orchestra a eseguire i suoi pezzi e questa fu la risposta: “Ho un sassofonista talmente bravo che non ne sento il bisogno”.
Di Ellade Bandini si può dire: provate a trovare un disco di qualità negli ultimi trent’anni che non lo veda accompagnare con estrema eleganza qualunque tipo di canzone.
Per citare le sue collaborazioni ci vorrebbe una pagina intera. Per definire il suo drumming coltissimo si può ancora citare Conte, la cui presenza aleggia in questa rassegna, che una volta disse di lui: “E’ come avere la propria mamma alla batteria tanto ci si sente sicuri”.
Lo stesso discorso vale per Ares Tavolazzi la cui storia e i cui meriti vanno ancora oltre. Dagli “Area” alle collaborazioni con i migliori artisti italiani fino alle attuali meritatissime partecipazioni nei gruppi di Stefano Bollani ed Enrico Rava che lo vedono protagonista della scena jazz italiana.
Insieme i due compongono una delle più efficienti e raffinate sezioni ritmiche in circolazione e ciò che si può gustare maggiormente nel trio del 28 marzo è quel senso di relax, quel trovarsi a occhi chiusi che sono caratteristiche proprie di una lunga esperienza in cui, oltre a quello del jazz, si è navigato nei mari di tutte le musiche e si naviga ancora con lo spirito di chi, per dirla alla Ungaretti, vive con entusiasmo il terzo ventennio della sua esistenza.