Ti aspetto a casa – Mostra – dal 23 al 30 agosto a Rocca Grimalda (AL)

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Ti aspetto a casa

Prego signori entrate! Di stanza in stanza, passo dopo passo il vostro sguardo incrocerà quello di cinque visionari,  un percorso che accoglie il visitatore in un clima domestico.
Dall’entrata di casa fino ad arrivare alla camera da letto, gli ospiti attesi potranno osservare uno snodarsi di opere che colpiscono per la loro varietà, dalla tecnica a collage pop-art, all’astrattismo che risveglia significati sfaccettati, ai colori vivaci dei paesaggi ai ricordi arrugginiti dal tempo ed ai visi di oggi e di ieri.
Una casa pu trasmetterci uno stato d’animo che siamo incapaci di crearci da soli ma a volte l’arte può fare per noi di più di una siesta o un’aspirina.

A Rocca Grimalda dal 23 al 30 Agosto 2012 esporranno Angela Longaretti, Alfio Anfosso, Raffaella Maiola, Ezio Minetti ed Isacco Anfosso.
L’ inaugurazione si terrà Gioved 23 Agosto 2012 alle ore 18.00 nelle sale espositive comunali.

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Dentro Prima e Dopo il Libro – 17 aprile 2012

Sligge Swapping Party – 15 aprile 2012

DENTRO PRIMA e DOPO IL LIBRO Salotto Letterario e dintorni

Il nome segreto delle cose – Mostra di Giancarlo Soldi e Francesco Arecco

Il nome segreto delle cose

Due concezioni dell’arte a confronto in occasione dell’inaugurazione di un luogo del
sapere e del lavoro

Torino, nuova sede di Welink
Inaugurazione: 15 dicembre 2011 ore 17,00
L’inaugurazione della nuova sede di una società di servizi alle imprese che svolge anche attività formativa – in una ex fabbrica di aromi alimentari ristrutturata nello stile di una scuola elementare – è occasione per  ospitare il lavoro di due artisti che del sapere, e prima ancora del cercare, fanno la loro primaria fonte di ispirazione.

Come nell’allestimento del nuovo centro, così anche nelle opere esposte la semplicità è fondamentale. Si  dice in ambienti matematici che tutto possa essere spiegato in parole semplici, se non per incapacità o malafede; e proprio il tema della semplicità è alla base del lavoro di Francesco Arecco e Giancarlo Soldi.

Due modi di lavorare antitetici. Ma legati dalla volontà di fare della poesia il filo conduttore della propria attività. Non si tratta di una poesia retorica e lussureggiante di artifici. È piuttosto la poesia che ogni oggetto,  ogni forma minima contiene, se fatta risuonare a dovere, e se ascoltata con attenzione.

Il confronto/dialogo che due artisti apparentemente così diversi possono instaurare è sul tema del nome delle cose. Secondo le antiche regole magiche chi conoscesse il nome vero (spesso segreto, a volte dimenticato) delle cose, le possedeva realmente. Può darsi che sia puro spirito di suggestione. Ma può anche trattarsi di  una sottile metafora della cultura, o per lo meno di una cultura che vediamo allontanarsi sempre di più. Oggi  è forse l’immagine delle cose, la pellicola che le riveste a farcele possedere nella loro transitorietà. Il nome,  la consequentia rerum degli antichi, ci riporta all’illusione che le cose ci siano sempre, che siano radicate nell’essenza del mondo. «Ciò che noi chiamiamo rosa, anche se portasse un altro nome serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo»; queste le parole che Shakespeare mette in bocca a Giulietta. Compito  dell’arte, nel momento in cui si sofferma ad ascoltare i nomi delle cose, può essere quello di dimostrare il contrario.

Soldi e Arecco giocano – perché non lo si nasconde: pur serissimi, si divertono – a scoprire il senso vero,  l’unico che valga la pena cercare, delle cose. Quello legato al loro nome. E producono cose. Non si tratta di  rappresentare, e nemmeno di presentare, ma piuttosto di evocare, di far cogliere una zona d’ombra (o di luce)  nella quale le cose ci cercano. E non si tratta neppure di affermare una verità, ma di suggerire la bellezza di  una ricerca. Dove sta la magia del nome? Nel permetterci di esprimere l’autoevidenza delle cose, o nel darci modo di farle apparire quando non ci sono? Il nome sta al posto della cosa, come vorrebbe lo strutturalismo,  o dentro di essa?

Dalla volontà di rispondere a questi quesiti scaturisce la scelta, come sede espositiva, di un luogo di sapere, e non solo di vedere, entro il quale i lavori dei due artisti sono posti in dialogo, l’uno di fronte all’altro, in un confronto impossibile che proprio nel cercare una possibilità si mostra però rivelatore della potenza del  nome, e del suo segreto.

Organizzata da Welink S.r.l., l’iniziativa è promossa da Agripoint, Arpa Consulting, ArTeA, Hiroshimamonamour, Nextville, OP Solution, Radio Flash.

Il nome segreto delle cose
Francesco Arecco e Giancarlo Soldi
A cura di Kevin McManus

Torino, Welink, Corso Moncalieri n. 203, 2° piano
15 dicembre 2011 – 20 gennaio 2012, escluso dal 24 dicembre al 12 gennaio.
Orari: su richiesta (011 5360303), dal lunedì al venerdì

Per maggiori informazioni, immagini ad alta risoluzione o per concordare interviste:
Sofia Conterno
Welink S.r.l., Corso Moncalieri n. 203, 2° piano
10133, Torino T +39 011 5360303
info@welinkconsulting.it; http://www.welinkconsulting.it

Rapporto Annuale 2011 – InContemporanea FESTIVAL VIII

Da giovedì 8 dicembre 2011 alle ore 18.00 fino a venerdì 6 gennaio 2012 alle ore 21.00

Spazio Sottolombrello – Sligge Factory, Scalinata Sligge Ovada (AL)

Il consueto rapporto annuale che i quattro artisti dello “Spazio Due Sotto l’Ombrello” in Scalinata Sligge presentano puntualmente a dicembre è quest’anno inserito nell’ambito del “Festival InContemporanea” autunnale.
Ezio Minetti, Andy Rivieni II, Angela Longaretti ed Antonio Marangolo. Questi i quattro “meccanici” delle Officine della Factory che quotidianamente utilizzano l’ex biscottificio per i loro lavori.
Lavori completamente diversi gli uni dagli altri.

In quelli di Andy Rivieni II, forse unico superstite e operatore di “Fantasmagoria”, il buio è l’elemento determinante. Un buio popolato di fantasmi, forse lo stesso buio che deve circondare le sue macchine di cinema antico e tali fantasmi sembrano frammenti di personaggi sfuggiti al suo controllo.

Se è vero che sono gli occhiali la caratteristica più evidente dell’opera di Ezio Minetti è altrettanto palese che la sua ricerca di oggetti dismessi che egli reperisce nei mercatini è attenta, stilisticamente uniforme e coerente. Come se in ciascun “reperto” di archeologia non troppo remota egli cercasse i particolari più sentimentali di un tempo andato.

Longaretti Angela ha fatto amicizia da poco con Tina la cagnetta delle Sligge e in suo onore fa vignette satiriche che allietano gli abitanti con risate alle lacrime e con colla giornale insieme a il non colore nero e con poco color inquadra qualsiasi cosa le capiti sotto mano e sopra strappa angoli e sovrapponendoli vicino sacre immagini da ganster emozionale fa strage di vizi alla stupita quattozampe.

Antonio Marangolo infine, musicista ma pittore per hobby, non ha mai avuto una linea continua nei suoi lavori e se lo scorso anno aveva ritratto ogni angolo della “Sligge Factory”, ci propone adesso una cinquantina di scacchiere che altro non sono se non un’occasione per accostare i suoi colori in continua mutazione. Se è vero che spesso l’arte viene dal dolore, egli ha realizzato queste scacchiere per curarsi da un micidiale Fuoco di Sant’Antonio durato ventidue giorni.
Per la cronaca, la cura ha funzionato più di tutte le altre.

Nelson Garcia & Tito Minetsio

ovada incontemporanea 2011